In crescita anche in Italia che sia allinea al trend generale a livello mondiale sulla formazione a distanza.

Perché doversi spostare ogni giorno – a volte per decine di chilometri – per seguire un corso se è possibile farlo da casa, dall’ufficio o sul treno? È questa la domanda che sempre più frequentemente imprese, lavoratori, studenti e disoccupati italiani si stanno ponendo negli ultimi anni; anche se, purtroppo, meno che nel resto d’Europa. La formazione a distanza riscuote successo nel Bel Paese, che, in tal senso, si allinea ad un trend ormai consolidato a livello mondiale.

Stando all’ultimo rapporto Istat in materia, corsi di formazione professionale sono stati organizzati dalle aziende con almeno 10 dipendenti, nei confronti dei propri addetti, nel 55,6% dei casi: il dato è inferiore alla media europea (66%), ma di gran lunga superiore rispetto a quanto registrato nel 2005, quando la percentuale era appena pari al 32,2%.

L’Istat afferma anche che la branca dei corsi di formazione in Italia è in assoluto l’attività formativa maggiormente adottata dalle imprese nel nostro Paese, con una diffusione pari all’84,2%, composto in un quarto dei casi soltanto da corsi obbligatori (imposti dalla legge, in alcuni settori) riguardanti la sicurezza sul lavoro, la cura dell’ambiente e gli accorgimenti per non incorrere in problemi di salute dovuti all’attività che si svolge quotidianamente.

Sono 3 milioni i lavoratori che nel 2014, sempre secondo il rapporto Istat sopra citato, hanno sostenuto corsi di formazione: la composizione è del 36% sul totale degli addetti, per due terzi uomini e soltanto un terzo donne. Tra i settori in cui si sono svolti con più frequenza i corsi di formazione in Italia spicca al primo posto quello dei servizi finanziari e delle assicurazioni, che ha visto coinvolti il 92,6% dei lavoratori. La formazione a distanza coinvolge anche il ramo delle telecomunicazioni, editoria e informatica (74,8%) e della fornitura di gas ed elettricità (74,7%).

Il problema, però, è che di questi corsi solo il 3,5% è costituito da formazione a distanza, un gap purtroppo elevato rispetto all’Europa e agli Usa. In Italia non abbiamo la stessa cultura digitale che c’è in Usa e nord Europa: i dati sugli accessi a Internet o sull’acquisto di e-book lo dimostrano. In ogni caso l’interesse delle aziende sta crescendo, grazie alla maggiore sensibilità delle nuove generazioni di dirigenti e anche a causa della crisi: inscrivere un dipendente ad un corso online costa meno che mandarlo in aula, sia in termini di costi vivi (trasporto, vitto, alloggio se deve andare in trasferta) che di mancata produttività. Intanto, secondo l’istituto di ricerca Markets and Markets, il giro d’affari del settore salirà a 220 miliardi di dollari entro il 2017, oltre 42 dei quali in Europa.

 

Fonti:

Istat.it

Marketsandmarkets.com/